Storia

Villa Migone nei primissimi anni del XX secolo
Villa Migone nei primissimi anni del XX secolo

L’edificio originario di Villa Migone consisteva in una grande casa-torre quadrata, ancora oggi leggibile sulle planimetrie, realizzata molto probabilmente tra XIII e XIV secolo, a cui era stata addossata, nel secolo successivo, una loggia con archi e colonna ottagonale, ancora oggi visibile sul lato sud-est.

Successivamente, tra XVI e XVII secolo, l’edificio fu ingrandito fino ad arrivare alle attuali dimensioni planimetriche, mentre l’altezza era limitata a due piani fuori terra. Sull’angolo a sud, al primo piano, si apriva un ampio loggiato con affacci su due facciate (sud-est e sud-ovest). Poco si conosce relativamente all’assetto proprietario originale, ma è certo che nei primi anni quaranta del 1600 la villa apparteneva a Maria del Carretto, vedova di Torquato II Malaspina marchese di Suvero, e a sua madre Lelia Moroni vedova del marchese Ottavio del Carretto. Le due nobildonne cedettero la proprietà al Comune di Genova prima del 7 febbraio 1646: in quella data fu ceduta all’estimatore Giò Battista Buratto come pagamento dei suoi servigi al Comune.

Il girdino di Villa Migone a inizio '900
Il giardino di Villa Migone a inizio ‘900

Il 24 dicembre 1647 Giulia Rebolini, moglie di Giò Battista Buratto, assieme alla sorella Maria vendettero la Villa di Terralba al marchese Gio Batta Spina di Sarzana.

La famiglia Migone subentrò nel 1696, dapprima come affittuaria; nel 1792 Agostino Migone detto “il Banchiere” l’acquistò dal Cardinale Giuseppe Spina, all’epoca vescovo di Sarzana, per 20.000 lire genovesi. Agostino fece apportare alcune sostanziali modifiche su progetto dell’architetto Gaetano Cantone: fu aperto il grande scalone che dall’atrio del piano terra porta al terrazzo, fece chiudere la loggia sul lato sud e fece sopraelevare di un piano l’intero edificio, con una spesa di poco superiore alle 7.000 lire.

Piazza Terralba Villa Migone
Piazza Terralba – Inizio ‘900

Nel 1802, quando fu nominato Arcivescovo di Genova, il cardinale Spina tentò, invano, di riacquistare la Villa. Nel 1866 secolo fu aggiunto un ulteriore piano e fu realizzata la facciata in stile neoclassico, portando la Villa all’attuale aspetto esterno.

Nel marzo del 1945, poiché il palazzo vescovile di stradone S. Agostino (attuale sede della Facoltà di Architettura) era stato gravemente danneggiato dai bombardamenti anglo-americani, l’Arcivescovo Cardinale Boetto fu ospitato a Villa Migone, in quanto amico di famiglia.

Piazza Terralba - Anni '20
Piazza Terralba – Anni ’20

C’era anche un motivo molto pratico che indusse il porporato a scegliere la Villa come dimora: attraverso un varco – oggi, tamponato – era possibile passare dal giardino-terrazza sito al piano nobile al parco di Villa Imperiale, in prossimità di un vialetto carrabile. Questo consentiva al Cardinale, sofferente per una grave cardiopatia, di raggiungere la sua stanza direttamente dall’auto, senza superare scale o dislivelli.

Proprio la presenza del Cardinale, intermediario tra le parti belligeranti, influì sulla scelta di Villa Migone quale sede della firma del trattato di pace a Genova il 25 aprile 1945 alle ore 19,30 tra CNL Ligure e truppe tedesche, comandate dal generale Meinhold. Un altro motivo che indusse a scegliere il luogo per un evento così importante fu il fatto che, all’epoca, la Villa aveva ben tre accessi differenti e, quindi, in caso di problemi nel corso delle trattative, i contendenti e gli intermediari avrebbero avuto una via di fuga ciascuno.

Atrio principale di Villa Migone nel 1928
Atrio principale di Villa Migone nel 1928

A una parete del loggiato esterno, il Comune di Genova affisse una lapide nel 1953 a ricordo dello storico evento.

La villa ha subito delle trasformazioni nei secoli. Si noti, ad esempio, alla destra dell’accesso principale, il loggiato dalle fattezze medioevali. I soffitti voltati furono affrescati nell’800 e nel periodo Liberty.

Negli anni ’50 e ’60 del XX secolo l’area a giardino prospiciente la villa fu lottizzata e venduta e quindi edificata, restringendo gli spazi a disposizione. Recentissimi sono i restauri della facciata nei classici colori genovesi.

La "Sala Rossa" nel 1928
La “Sala Rossa” nel 1928
Atrio del piano nobile - 1928
Atrio del piano nobile – 1928